Le presenti note sono tratte da un documento redatto da Dino Bogazzi.
L’Italia si colloca solo al sessantesimo posto su centosettantasei paesi nella classifica del Rapporto sulla corruzione nel mondo, pubblicato nel gennaio 2017 da Transparency International.
Con un indicatore di percezione della corruzione – CPI pari a 47 su 100, dove 0 corrisponde a molto corrotto e 100 a per nulla corrotto, il nostro Paese segna nel 2016 un leggero miglioramento sulla posizione dell’anno precedente (CPI = 44, 61mo posto).
Il valore dell’indicatore CPI nel nostro Paese è in ogni caso nettamente peggiore rispetto alla media dei 28 paesi dell’Unione Europea, dove l’Italia è terzultima e precede solo Grecia e Bulgaria (tabella dati in Figura 1).
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che la presenza di consolidati e diffusi fenomeni corruttivi nella Politica, nella Pubblica Amministrazione, nel mondo delle Imprese e nei comportamenti privati, oltre ad essere intollerabile dal punto di vista etico, diminuisce la competitività di un Paese.
Una significativa correlazione fra corruzione e competitività è mostrata dalla già citata tabella in Figura 1, nella quale per ciascuno dei 28 paesi dell’Unione Europea sono riportati sia l’indicatore di corruzione CPI che l’indicatore di competitività GCI: è immediatamente riscontrabile che i paesi più virtuosi in tema di corruzione sono anche quelli che raggiungono i migliori risultati in tema di competitività economica.
Il contrasto dei comportamenti corruttivi è quindi, oltre che una battaglia per la legalità, uno strumento per rafforzare lo sviluppo del nostro Paese.
Il contrasto alla corruzione è stato gestito dal Legislatore italiano facendo ricorso a provvedimenti riconducibili a due famiglie logiche, destinate ad agire in modo sinergico fra loro:
Tralasciando i tradizionali strumenti sanzionatori a carico della persona fisica che commette il reato (indispensabili ma non risolutivi), è importante analizzare in modo più approfondito gli strumenti a valenza sistemica, contenuti in due provvedimenti legislativi, il primo destinato alle organizzazioni private e il secondo a quelle pubbliche:
Entrambi i provvedimenti identificano quindi come strumento efficace per contrastare i fenomeni corruttivi l’adozione da parte dell’Ente (privato o pubblico) di un sistema gestionale basato sulla valutazione del rischio connesso a questo reato e sulla successiva predisposizione di procedure/protocolli che, introducendo misure di prevenzione e controllo dei comportamenti potenzialmente illeciti, possono ridurre il rischio.
Analogamente, entrambi i provvedimenti legislativi prevedono l’istituzione di una funzione di monitoraggio e controllo (l’Organismo di Vigilanza – OdV nel privato, il Responsabile della Prevenzione della Corruzione – RPC nel pubblico) alla quale affidare il monitoraggio della adeguatezza delle procedure/protocolli adottati e lo stato di effettiva attuazione delle stesse procedure.
Nel dicembre 2016 l’UNI – Ente Italiano di Normazione ha recepito la norma internazionale ISO 37001 – Sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione – Requisiti e guida all’utilizzo.
Questa norma, basata sulla preesistente norma inglese BS 10500:2011 – Anti-Bribery Management System, specifica requisiti e fornisce una guida per stabilire, mettere in atto, mantenere, aggiornare e migliorare un sistema di gestione per la prevenzione della corruzione, attiva e passiva, con riferimento ad una pluralità di situazioni elencate nella norma stessa:
L’ambito di applicazione della UNI ISO 37001:2016 è pertanto in linea di massima sovrapponibile a quanto previsto in Italia dal DLgs 231/2001 per il settore privato e dalla Legge 190/2012 per il settore pubblico.
Si tratta di una norma certificabile (come quelle relative ai sistemi gestionali per qualità, ambiente, sicurezza, …) e l’ente unico nazionale, Accredia, ha già rilasciato il primo accreditamento per questo schema (denominato ABMS) all’ente di certificazione RINA Services.
Sia la Pubblica Amministrazione che le imprese italiane più attente alla tematica sono sicuramente interessate a prendere in considerazione questa nuova strumentazione gestionale.
Viste le premesse, appare utile fornire qualche elemento di conoscenza sulla legislazione inglese (Bribery Act 2010, entrato in vigore nel luglio 2011), in funzione della quale è stata originariamente sviluppata la BS 10500, emessa nel novembre 2011.
Il Bribery Act 2010:
Le Linee Guida del Ministero della Giustizia inglese (The Bribery Act – Guidance), emesse nel marzo 2011, elencano sei principi di riferimento che le imprese dovrebbero prendere in considerazione per l’implementazione di efficaci modelli di prevenzione della corruzione:
La norma BS 10500:2011 (pienamente congruente sia con il Bribery Act che con le successive Linee Guida) ha fornito alle organizzazioni inglesi uno standard gestionale condiviso, il rispetto del quale può essere presentato alla Magistratura del Regno Unito a supporto dell’impegno dell’organizzazione (privata o pubblica) a fare quanto ragionevolmente necessario per prevenire fatti corruttivi.
Negli anni immediatamente successivi, la International Organization for Standardization – ISO ha deciso di sviluppare una norma per un sistema gestionale anticorruzione capace di integrarsi con i sistemi gestionali già esistenti (qualità ISO 9001, ambiente ISO 14001, sicurezza BS OHSAS 18001, …) ed ha assunto come riferimento largamente condiviso la preesistente norma BS 10500:2011.
Si è arrivati in questo modo all’emissione della norma ISO 37001:2016.
Nel quadro legislativo italiano, appare utile chiarire che:
Per una organizzazione privata, in vigenza del DLgs 231/2001:
Per una organizzazione pubblica, in vigenza della Legge 190/2012:
Si può ipotizzare che, nel breve – medio periodo, il Legislatore riconoscerà vantaggi competitivi alle imprese certificate ISO 37001, in analogia con quanto il Codice degli Appalti già prevede per tutti gli altri sistemi gestionali.
Analogamente, le strutture della Pubblica Amministrazione potrebbero vedersi riconosciuta positivamente la certificazione ISO 37001 nel processo di qualificazione come Stazione Appaltante.
CPI : Corruption Perceptions Index 2016, elaborato da Transparency International
GCI: Global Competitiveness Index, Report 2016-2017 elaborato dal World Economic Forum